Il Karate è una disciplina difficile ed anche campioni affermati non possono esimersi da un assiduo esercizio. Le difficoltà tipiche di questo sport non sono legate solo al valore dei rivali ed alla prontezza dei giudici nel riconoscere chi per primo ha portato il colpo vincente, ma riguardano da vicino la preparazione tecnico-atletica e psicologica dell’atleta. Parafrasando Sun-tsu, autore de “L’Arte della guerra”, si può dire che l’incontro deve essere vinto ancora prima di salire sul tatami. Questo atteggiamento presuppone una coscienza di sé ed una consapevolezza nei propri mezzi che portino a scegliere in maniera istintiva la tecnica più appropriata di fronte all’avversario. Più in generale, è l’acquisizione di tale mentalità ad identificare il Karate come Via (Do) Continua a leggere LE TRE VIE DELLA SAMURAI ZEN CLUB
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55 Anni di Tatami
Quella cintura bianca
Nell’ufficio del Maestro Berengario, appesa al muro sopra la sua postazione di lavoro, tra katane, foto, articoli e gagliardetti, c’è una cintura bianca. Sul pacchetto che la contiene una targhetta riporta una data: 1961. Quella è la prima cintura di un adolescente lidense appassionato di arti marziali che ha iniziato a settembre 2016 la sua cinquantacinquesima stagione sul tatami. Da allora sono passati diversi anni che hanno visto il susseguirsi delle stagioni della formazione, dell’agonismo e dell’insegnamento, ma la passione è la stessa. Forte come quella di un adolescente e tenace al tempo stesso, è recalcitrante e sdegnosa nei confronti dell’esempio fornito da quei maestri che vivono sugli allori e presi dai loro ricordi lasciano la conduzione Continua a leggere 55 Anni di Tatami
UNA SCELTA DI CAMPO
Accomunare arti marziali e sport da combattimento viene facile e naturale ai non addetti ai lavori. Per gli specialisti, al contrario, questo è un accostamento che non ha proprio ragione di esistere e, anzi, è foriero di confusione. È importante avere le idee chiare anche su questa materia, soprattutto quando si tratta di scegliere la disciplina da praticare nel tempo libero o quella più adatta ad aiutare la crescita dei propri figli. Tra i due mondi i più importanti motivi di discrimine riguardano l’origine e la cultura di riferimento. Arti marziali sono soltanto le discipline orientali, su questo non si possono aver dubbi. Pur nascendo come tecniche da guerra e difesa personale, esse sono state mediate nel tempo da conoscenze filosofiche e religiose riconducibili fondamentalmente a Buddismo, Confucianesimo e Taoismo, tanto che nella loro forma definitiva i due elementi, il guerriero e lo spirito, si sono Continua a leggere UNA SCELTA DI CAMPO
Un DO
Un estratto del nuovo libro del Maestro Berengario, un brano pieno di significato, che va letto attentamente e con cura.
In effetti, sebbene questo approccio di tipo “comparativo” possa ritenersi concettualmente errato, oltre che un vizio diffuso, in origine quello che oggi viene definito karate era più semplicemente denominato te (mano) o tode (mano cinese). Inoltre, per quanto strano possa sembrare, il karate non ebbe una presa folgorante, immediata sulla società del XX secolo. Esso appariva, perlopiù, come una delle tante varianti di pugilato cinese. Aspetto che non aiutava la diffusione, vista la forte tendenza nazionalistica di cui era pervaso in quel periodo il Giappone. Il karate di Okinawa, con gli ideogrammi che richiamavano una matrice culturale cinese, rischiava di rimanere sostanzialmente estraneo al mondo del budo giapponese, erede spirituale degli aristocratici samurai. Il termine karate in origine era scritto con degli ideogrammi che, più o meno, significavano “mano di tang” (dal nome, pare, della dinastia regnante in Cina tra il VII ed il X secolo d.c). Di conseguenza, questa espressione tendeva irrimediabilmente a creare un’allusione diretta alla cultura ed alle influenze continentali. In questo ambiente culturale dall’impronta piuttosto xenofoba, Funakoshi, che era un giapponese di “provincia” e per di più di un’isola piuttosto remota, si rese conto che era necessario trovare una grafia che, senza comprometterne la diffusione a causa Continua a leggere Un DO
KARATE, QUANDO LA DIFFICOLTA’ AIUTA A SVELARE SE STESSI
Insieme di principi tecnici ed aspetti spirituali, la millenaria Arte Marziale propone all’uomo contemporaneo i mezzi per affrontare un mondo sempre più complesso.
La sapienza popolare vuole che la medicina amara sia anche quella che faccia più bene. Tuttavia, visto che non è gradevole, la si tiene nel cassetto per usarla solo in casi eccezionali, quando proprio non se ne può fare a meno. Lo stesso destino, più o meno, sembra essere riservato al Karate tradizionale. Considerato sport difficile, di sacrificio e di poche soddisfazioni, nell’ultimo decennio ha perso il suo ruolo di fenomeno di massa, sostituito in questo da discipline più facili. Nate come costole delle Arti Marziali, soprattutto del Judo, del Ju Jutsu e del Goshin-do, Continua a leggere KARATE, QUANDO LA DIFFICOLTA’ AIUTA A SVELARE SE STESSI
Fine Corso
E anche quest’anno siamo arrivati alla fine del corso, anche se le lezioni dureranno ancora qualche giorno, fino alla fine del mese.
Anche quest’anno è stata fatta la foto di “rito” un modo per salutarci e darci l’arrivederci all’anno prossimo, sperando di essere sempre più numerosi.

Alla prossima, ma ricordate gli articoli non si fermeranno
Un Allievo
Il Karate come percorso culturale
L’allenamento nel Dojo è la porta d’accesso ad un mondo dalle grandi potenzialità psicofisiche. Per apprezzarle a pieno è necessario studio e tanta costanza.
La lezione di Karate è quanto di più fisico si possa immaginare. Si comincia con la ginnastica di riscaldamento per poi passare alle tecniche, a colpi di mano e di piede. Ma è davvero tutto qui? “Ni”, si potrebbe rispondere, perché se è vero che il Karate, come Arte Marziale e come Sport, si esprime a livello corporale, è altrettanto vero che senza un accurato studio della tecnica i colpi si tradurrebbero in una mera sequenza di calci e pugni, che finirebbero per fare male già a colui che li esegue. Un pugno, più o meno, sappiamo tutti come tirarlo e si potrebbe perfino dire che è un movimento spontaneo, ma lo tsuki, il colpo con la mano chiusa proprio del Karate, presuppone studio ed applicazione se vuole essere efficace. Come qualsiasi altra tecnica, esso è il frutto di un lavoro di perfezionamento biomeccanico che rimonta ai primordi della storia della disciplina ed in quanto tale esso è lo strumento attraverso cui si tramanda una cultura millenaria.
È per questa ragione che, per gli allievi di qualsiasi età e cintura, l’apprendimento non termina alla fine della seduta di allenamento, ma trova nei libri un essenziale complemento. Continua a leggere Il Karate come percorso culturale