Karate Wado-Ryu di Berengario Chiriaco

C’è chi pensa, e ho il timore siano oramai in tanti, che il Karate sia una disciplina semplice, che il suo esercizio si riduca a tirar pugni e calci. Acerrimo nemico di tale vulgata è il Maestro Berengario Chiriaco, che ha dedicato la sua vita alle Arti Marziali e a questa disciplina in particolare. Cintura nera X° dan dello stile Wado Ryu, il Maestro Berengario ha appena dato alle stampe la summa del suo ultra cinquantennale  lavoro: Karate Wado Ryu. Se il Karate è una filosofia ed una pratica di vita rivolte all’individuo nel sul complesso, una via (do) di autoperfezionamento sia esteriore che interiore,  la sua manifestazione pratica è costituita da tecniche finalizzate al kumite (combattimento individuale) e ai Kata (sequenze di movimenti coordinati che si sviluppano lungo direttrici prestabilite).

Sin dalla fine degli anni Sessanta, unitamente a quello didattico, il Maestro ha intrapreso un percorso di approfondimento e riscoperta del complesso e vasto repertorio di tecniche del Karate, che il suo progressivo spostamento verso la forma sportivo-agonistica ha contribuito ad impoverire. Dopo un primo quaderno tecnico pubblicato nel 1973, il risultato di questo lavoro è stata la pubblicazione negli anni Novanta di tre libri e una serie di quaderni tecnici, un progetto divulgativo dedicato tanto ai kata, al kumite e ad altre metodiche di allenamento come i Kihon e Bunkai quanto alla storia e alla filosofia della disciplina. Karate Wado Ryu riunisce quel materiale oggi pressoché introvabile e lo amplia integrandolo di tecniche di combattimento e kata per le cinture nere superiori, documentazione inedita nel nostro paese e sconosciuta per tanti addetti ai lavori. La particolarità dei testi del Maestro non è data solo dalla descrizione delle tecniche, che passa attraverso l’utilizzo di efficaci disegni, ma anche dalla puntuale disamina delle sequenze, dove i movimenti vengono scomposti e ricomposti al fine di mostrarne l’articolazione. Come ricorda sovente negli allenamenti, un colpo o una parata non sono l’automatica risposta ad un attacco, ma il risultato di un lungo apprendimento che trasforma un movimento studiato e provato in allenamento in un gesto spontaneo e condizionato allo stesso tempo. Solo mantenendo inalterato questo rapporto tra istinto e riflessione  il Karate,  al pari della cerimonia del tè e della calligrafica (Shodō) e di altre arti giapponesi, può conservare inalterati lo spirito e i valori della cultura tradizionale e continuare ad essere un’Arte Marziale, per la quale il combattimento e l’attività agonistica, pur essendo il fine ultimo, rimangono il corollario e non il presupposto.

Questo apparato teorico emerge e collega i primi cinque capitoli di Karate Wado Ryu , che riunisce 650 pagine. Scorrendo l’indice, a partire dal sesto capitolo, dedicato ai  kata superiori, troviamo l’esposizione e la spiegazione delle tecniche. Questa prima parte è una delle più corpose del libro nonché delle più importanti, poiché i kata superiori, oltre ad essere delle forme di combattimento codificate, nella loro complessità si contraddistinguono dagli altri per efficacia, equilibrio, ritmo e potenza. Queste caratteristiche possiamo associarle anche ad altre tecniche superiori esposte nei capitoli successivi, che come i kata si sviluppano secondo canoni ben precisi ma che si eseguono in coppia. Tra queste troviamo gli itori, esercizi che prendono avvio dalla posizione seiza (seduti in ginocchio sui talloni) – e i tanto tori, tecniche di difesa da attacco di coltello. Particolare rilievo hanno i capitoli XIX e XX, dedicati a tachi e bo tori, tecniche di difesa rispetto ad un colpo portato da distanza media con una spada (tachi) e il bo (bastone) e che studiano i principi e degli elementi dinamici fondamentali sostenenti le tecniche di evasione e di anticipo.

 

Il libro è in uscita in questi giorni, per maggiori informazioni potete contattarmi liberamente per qualunque chiarimento

 

Un Allievo

 

 

2 pensieri riguardo “Karate Wado-Ryu di Berengario Chiriaco”

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