Tachi Tori

In questo articolo, che ho esratto dal nuovo libro del M° Berengario, che è in uscita a breve, voglio parlare dei Tachi Tori. Alla fine dell’articolo troverete un Link dove scricare il primo Tachi Tori in formato pdf.

A causa della sua fama leggendaria, la sciabola giapponese dall’elegante ed inconfondibile profilo rischia di proiettare un’ombra piuttosto ingombrante su tutto quel gruppo di esercizi in coppia che prendono nome dalla spada con cui tradizionalmente sono eseguiti(cioè la tachi) e che spesso finiscono con l’essere fraintesi con la via della spada tout court proprio a causa del fascino magnetico emanato dalla cultura e dalle tradizioni che la riguardano e che rischiano facilmente di far perdere il filo del discorso e l’orientamento a causa di tradizioni suggestive e storie vere ammantate di leggenda. Tra tutti gli esercizi del wado ryu, in effetti, quelli con la tachi appaiono come quelli che sembrano maggiormente strizzare l’occhio alla tradizione tanto che più di qualcuno si è posto la domanda di quale senso possa avere in pieno ventunesimo secolo la pratica della difesa a mani nude contro gli attacchi di spada oppure l’idea stessa di inserirle all’interno di un sistema di autodifesa. Poiché, anche a voler tralasciare le critiche e le perplessità circa la realizzabilità di un’autodifesa in simili circostanze (a cui si è accennato in precedenza a proposito dei tanto tori), basterebbe la scienza statistica a sconsigliarlo: dato che le aggressioni da spada, al giorno d’oggi, incidono davvero poco sul totale degli attacchi alla persona. Senza ombra di dubbio le perplessità critiche appena esposte riflettono un atteggiamento estremamente pragmatico, non privo di verità, per lo meno per quanto riguarda i dati numerici (e per fortuna si potrebbe anche aggiungere visto l’argomento!). Senonchè è evidente che il karate non è ninjutsu, per cui non tende ad occuparsi delle tendenze o dell’evoluzione delle tecniche di guerra. Con questo non si vogliono sminuire le ragioni degli altri ma più semplicemente distinguerne i contenuti tematici: il percorso formativo del te passa per l’addestramento delle qualità che caratterizzano la persona più che sulla pratica delle specialità armate più in voga in un certo periodo; specialità che in effetti possono passare di moda con le epoche, ma trascurarne il significato e disprezzarne l’apporto propedeutico che esse sono in grado di fornire all’interno di un programma di allenamento complesso potrebbe anche indicare una certa superficialità di analisi anziché un’esigenza di efficacia. Da qui una diversa importanza data alla evoluzione delle armi ed al modo di intenderne la loro utilizzazione a scopo educativo

Tornando ai tachitori del wadoryu, si potrebbe per prima cosa dire che essi analizzano il tema complesso ed intricato della difesa da una distanza media tendente al lungo. L’attrezzo, infatti, ha una misura di poco inferiore al metro ed a somiglianza del kendo vengono comunemente usati sostituti a scopo precauzionale dell’originale metallico: ossia il bokken (una replica puntuale in legno) o lo shinai (una replica in bambu, caratteristica per essere formata da quattro sezioni legate assieme che la rendono particolarmente elastica e resistente). Dunque non è necessario né consigliabile durante gli allenamenti usarne una d’acciaio temperato ed affilata di fresco, anzi va benissimo un qualunque pezzo di legno.

Dal punto di vista terminologico, tachi indica la versione più antica e più lunga della spada a lama curva tradizionalmente associata alla figura dei bushi, mentre con uchikatana si intende la versione più evoluta che la cominciò a sostituire a partire dal XIV secolo; anche se il termine più usato nel linguaggio comune per alludere ad entrambe questi tipi di sciabole è katana, che un tempo indicava la spada dritta a due lame di ascendenza tipicamente continentale, poi caduta in disuso nell’arcipelago giapponese.

La sciabola è un’arma agile, che colpisce tendenzialmente di taglio attraverso lunghe e veloci strisciate di fendente, il suo colpo più tipico. Ora, considerate queste caratteristiche preliminari insieme al fatto che la distanza iniziale posta tra i due baricentri è piuttosto ampia, l’approccio dinamico prevalente in questi esercizi sarà fondato sull’elusione in anticipo del colpo. Non potendo essere né parato né controllato, esso dovrà essere inibito sul nascere, nel momento in cui si origina la catena cinetica dell’assalto: ovvero quando l’avversario cercherà di prendere l’iniziativa, giusto secondo il principio del Se no sen. La distanza dovrà essere colmata con rapidi cambi di direzione e quindi con cedimenti fortemente angolati del proprio baricentro rispetto a quello dell’aggressore, ma soprattutto con opportuno tempismo, data l’evidente impossibilità di incassare un colpo di spada. Un variegato panorama di spostamenti brevi ma rapidi attraverso un gioco di gambe che tende molto alla mobilità e posizioni di guardia raccolte introducono alla applicazione di bloccaggi e colpi stretti, che costituiscono una buona parte della loro complessa intelaiatura tecnica. Una serie di esercizi, dunque, che tende ad affinare le capacità di concentrazione e reazione, rendendo i tachi tori di fatto un prezioso ausilio per lo studio dei principi e degli elementi dinamici fondamentali che sostengono le tecniche di evasione e di anticipo.

Da questo link potete scaricare il formato PDF  tachi Tori Ipponme

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Un allievo

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