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IL PANCRAZIO ED IL KARATE IN OCCIDENTE

Uno dei molti interrogativi che circolano in Occidente sul conto delle arti marziali, e che contribuisce a mantenere inalterato il loro fascino, è quello che riguarda le loro origini. In generale, queste vengono collocate in un Oriente non ben definito, in un luogo che ha un po’ della Cina ed un po’ del Giappone, senza dimenticare l’India. È in questa area piuttosto vasta che, tra il VI ed il IV secolo a.C., vissero i grandi maestri Confucio, Lao Tse ed il principe Gautama Siddharta Buddha, nel cui pensiero si possono rintracciarne i presupposti filosofici. Per quanto riguarda l’incontro tra le loro predicazioni e le tecniche di difesa propriamente dette, una leggenda unanimemente accettata trova nel monaco indiano Bodhidharma e nel monastero cinese di Shao Lin, intorno al VI secolo dell’era moderna, il punto d’irradiazione di pratiche di lotta che si combinavano e completavano con la meditazione. 

I contorni storici si fanno più rarefatti se si cerca di rimontare archeologicamente ad epoche precedenti quelle sopra accennate. In questa sorta di nebbia cerca di farsi largo una tesi che vede addirittura nell’Occidente la madre di tutte le arti marziali. Tale teoria porta a suffragio significativi ritrovamenti archeologici. Come due statuette babilonesi, datate in un periodo compreso tra il 3000 ed il 2000 a.C., ritraenti un atleta in un atteggiamento simile ad una parata e due contendenti in posizioni che ricordano il Sumo giapponese, ed un affresco proveniente dal Palazzo di Cnosso a Creta, in cui un atleta supera un toro compiendo un salto mortale. Queste esibizioni acrobatiche, che venivano praticate durante cerimonie religiose, ricordano molto da vicino il Kalaripayattu, arte marziale di origine dravidica, popolazione autoctona dell’India, che si pensa possa essere anch’essa la base di Karate e Kung-fu. 

Ma il vero antesignano del Karate, secondo questa scuola di pensiero, è il Pancrazio, disciplina olimpica praticata dai greci già nel VII secolo A.C e portata in Oriente dagli eserciti di Alessandro Magno, magari in una forma primitiva che servì da base a future evoluzioni. A dispetto dell’odierno spirito decubertiano, il Pankràtion (dal greco παγκράτιον, pan = tutto e kràtos = forza) era uno sport particolarmente violento, una lotta efferata in cui i colpi potevano essere portati a “mani nude” (Kara-te”, appunto), con i piedi o con qualsiasi altra parte contundente del corpo. L’importante era la sottomissione dell’avversario o, in caso di una sua strenua resistenza, la morte.

I detrattori di questa tesi puntano sul fatto che tutti i popoli antichi, non solo i mesopotamici ed i greci, ma anche gli egiziani e gli hittiti, così come gli indiani, i cinesi ed i giapponesi, vantavano forme di combattimento senza armi, soprattutto in considerazione del fatto che spade e lance erano riservate a principi e guerrieri. Inoltre, sulle orme del Pancrazio, in Occidente non si è sviluppata nessuna arte marziale, non potendo ritenere tali il pugilato, la lotta greco-romana o lo spettacolo dei gladiatori. Il Pancrazio stesso non aveva un sostrato filosofico, ma era prettamente uno sport e come tale, superato l’ostracismo religioso dovuto al suo legame col politeismo greco, sopravvive ancora oggi in forme simili al Judo. 

Sarebbe il terreno culturale, quindi, il tallone d’Achille della tesi occidentalista. Un esempio su tutti è il concetto di “vuoto”, principio cardine delle filosofie orientali e delle arti marziali, che rappresenta la condizione di possibilità di tutti gli eventi. In questa parte del mondo, al contrario, esso significa “nulla” e si identifica col nichilismo. Eppure, ancora nel pensiero di Socrate e Platone sopravviveva in Grecia una tradizione che considerava il Caos non come disordine, ma totalità che include ogni situazione. Di più, così come lo scopo dell’esistenza dell’individuo orientale è la realizzazione di un sé armonico, capace di comprendere se stesso nella totalità dell’essere, l’uomo greco viveva “secondo misura” nel rispetto di principi etici ed estetici insieme. Sarà solo a partire dall’illuminismo dei sofisti del V secolo a.C. che gli ideali di limite ed equilibrio verranno progressivamente rimossi in favore della potenza del ragionamento, di quella logica sulla quale la nostra civiltà ha costruito le sue fortune. Forse, allora, consapevoli di questa rimozione, è proprio la ricerca di Armonia che spinge noi occidentali a dedicare alle arti marziali una parte delle nostre convulse esistenze.

Auguri di buon natale

Il maestro Berengario augura a tutti voi un Sereno e Felice Natale.

Non si può dimostrare che le arti marziali aggiungano anni alla vita, ma si può affermare con certezza che aggiungono vita agli anni

Nel Karate la formazione della persone deve procedere di pari passo con l’evoluzione tecnica. Più si avanza nell’arte, più si deve crescere moralmente e spiritualmente. Diversamente non si sta seguendo la “Via del Karate” ma quella del virtuosismo sportivo o, peggio ancora, quella dell’aggressività.

Karate Wado RYU

E’ in programma la ristampa del libro “Karate Wado-Ryu” se si raggiunge un numero sufficiente, se interessati contattateci o passate in palestra, per tutte le informazioni del caso

A presto

Un allievo

L’Oasi Felice

Scienza, filosofia, arte

Cuore, umanità, coraggio.

Da dove parte questo viaggio?

Da te, che hai creato un'oasi felice,

in questo mondo deserto e infelice.

Da te, che hai creato nuove speranze,

a chi ormai viveva nelle sofferenze.

Da te, che hai creduto nei valori dell'umiltà

scegliendo la strada dell'onestà.

Tu maestro sano e buono,

che arricchisci di colori i sogni dei bambini,

per farne nuovi uomini e onesti cittadini,

hai creato una via,

La Via della Mano Vuota, dell'oasi felice,

dove l'anima cresce nella certezza della luce.

Omaggio di una allieva

1/9/1960

Questo post comincia con una data, che non si riferisce ad una nascita ma segna comunque un momento a partire dal quale dobbiamo calcolare il tempo passato, come per l’età. In quel giorno di 59 anni fa, infatti, il Maestro Berengario faceva il suo primo ingresso su un tatami, evento che ha segnato la sua vita, quella dei suoi cari e di buona parte dei più di mille allievi da lui avviati al mondo delle arti marziali.

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Karate: è ancora un’arte marziale

Provate a chiedervi come sarebbe la vostra vita se dimenticaste  la vostra storia, la vostra cultura, la ricchezza delle vostre esperienze e delle vostre relazioni. Non sarebbe un bel vivere, forse non sarebbe neanche più la vostra vita ma una mera sopravvivenza regolata dai bisogni primari. Ad ascoltare le parole del Maestro Berengario sembra sia questo il destino riservato al Karate ed ai suoi praticanti. Quale può essere, infatti, il presente e, soprattutto, il futuro di questa disciplina quando il suo insegnamento, privato di tutto quell’insieme di conoscenze filosofiche, mediche, storiche e spirituali che ne fanno un’Arte Marziale, viene ridotto a poche tecniche, efficaci quando si tratta di vincere una gara di kumite o di kata ma inessenziali quando si tratta di tracciare una Via che ha come Continua a leggere Karate: è ancora un’arte marziale

Cosa è il Karate

Il Karate come molti pensano non è solo colpire con pugni e calci e magari solo con poche tecniche, il karate è molto di più e lo si può racchiudere in un cerchio dove il kumite alla fine è solo uno spicchio, questo è quello che il M° Berengario insegna ai suoi allievi si dall’inizio della sua attività.

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Un Allievo

Karate – Do

Storia – Filosofia – Psicologia

Il Maestro Berengario ha prodotto un altro piccolo libro, che definirei una dispensa di grande valore tecnico, in cui è presente tutto il necessario per imparare e capire i concetti su cui si basa la “nostra Arte”, si storici che psicofisici, passando per concetti di fisica base per capire le forze in gioco durante l’esecuzione di una tecnica.

Per chi fosse interessato mi contatti pure per informazioni

Un Allievo