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Un futuro per il Karate

In questa estate 2020 di semi lock down, i pochi che hanno sfidato la forma di allenamento “estremo” consentito dalla normativa vigente per gli sport da contatto e dal clima estivo, hanno avuto modo di sperimentare un tipo di allenamento tanto desueto quanto proficuo in funzione di un miglioramento tecnico. Il confronto con le tecniche di base eseguite individualmente, in lentezza e senza il camuffamento scenico permesso dal karategi è, per certi versi, impietoso, tanto per i neopraticanti quanto per chi frequenta il dojo da decenni. L’errore è sempre dietro l’angolo, pronto a mortificare qualsiasi pretesa di saper fare, qualsiasi sperimentata forma di autocontrollo. 

Questo particolare momento storico è utile anche per tornare a riflettere su alcune problematiche che, se non vengono affrontate con serietà e tempestività da tutti gli addetti ai lavori, condurranno immancabilmente il Karate ad una irreversibile decadenza. Le questioni decisive sono numerose e qui riepiloghiamo solo le più urgenti: la sua riduzione a mera pratica sportiva; la facile concessione di cinture e diplomi; il progressivo impoverimento del programma d’insegnamento, che svuotato di contenuti (storia e filosofia, antiche forme di combattimento) è oramai ridotto a poche tecniche “da punto”; la trasformazione del dojo in spazio d’intrattenimento.

Il problema più grande, quello che li comprende tutti, se vogliamo, è lo scarso valore dei Maestri. Il percorso tradizionale, rimasto inalterato per secoli, che gli assegna il fondamentale ruolo di conservare e tramandare la conoscenza delle arti marziali da una generazione alla successiva, sembra oggi essersi interrotto. I più esperti, molti dei quali formatisi negli anni ’70 con i vari maestri giapponesi arrivati nel nostro Paese, hanno completamente messo da parte qualsiasi velleità didattica e si limitano a curare le doti atletiche dei ragazzi portati per l’agonismo, sempre di più mero strumento pubblicitario per la propria attività commerciale. È sufficiente andare ad osservare una gara o uno stage per trovarsi di fronte ad errori tecnici macroscopici anche nell’esecuzione delle tecniche di base. Se possibile, va ancora peggio con i nuovi “maestri”, alcuni dei quali fino a pochi anni fa calcavano con noi il tatami, e non erano neanche dei più bravi. Li abbiamo lasciati con la cintura arancio o verde e ora li ritroviamo con titoli e dan esposti in bacheca. Altri hanno aperto il proprio dojo dopo aver fatto qualche anno di attività agonistica, come se bastasse essere saliti qualche volto su un podio o aver vinto qualche coppa non solo e non tanto per potersi fregiare del titolo di Maestro, quello sarebbe il minimo, ma di pretendere d’istruire, una delle attività umane più nobili e difficili. 

Se l’emergenza COVID 19 ha giustamente posto una volta di più in risalto il tema della formazione dei ragazzi, dal punto di vista dei contenuti, della preparazione del corpo insegnante e delle strutture, ebbene, è possibile che la questione non venga estesa anche all’ambito sportivo, che contribuisce quasi in maniera equivalente alla loro crescita caratteriale e alla trasmissione di valori e conoscenze? Soprattutto, è lecito chiedersi perché nessuno, famiglie e federazioni su tutti, si interessi di quali siano competenze e capacità di coloro si intestano il ruolo di formatori? Perché, entrando un po’ nello specifico, nessuno si chiede se impegnare sul tatami i giovani allievi in attività ludiche abbia lo stesso valore formativo di insegnare la cultura e la tecnica del karate? Per quanto riguarda lo sviluppo del carattere, poi, riconoscere la cintura nera a ragazzini di dieci anni è un bene, perché gratifica i genitori paganti, o un danno, perché abitua i ragazzi al fatto che il premio non corrisponda al merito, all’impegno e alla maturità ma a un mero automatismo? Il passaggio da principiante a cintura nera, per chiarire quanto intendo, non può essere questione di capacità agonistiche né di tempo, ma della sedimentazione nella singola persona di cultura, conoscenze tecniche e consapevolezza, che sotto la guida di un maestro preparato non può durare meno di dieci-dodici anni. Non è il caso, quindi, di sottoporre ad un controllo più attento questa traiettoria così da rendere più alto il livello medio delle cinture nere?

Queste domande difficilmente troveranno risposta da parte di chi governa la nostra disciplina e ha la responsabilità politica e morale di preservarla, ma intanto il tempo passa e del Karate è rimasto quasi solo lo scheletro osseo, come quello dei dinosauri che vediamo nei musei, esibito come icona per accalappiare clienti. Tutto ciò può essere quasi naturale nella società in cui viviamo, che ha fatto del denaro il suo valore fondamentale, ma non è una giustificazione sufficiente. La professione del Maestro di Karate, anche condotta con spirito imprenditoriale, è e deve restare una missione, così come l’allievo non è il semplice praticante di uno sport ma una persona che deve essere accompagnata nel suo percorso di crescita personale e nella disciplina. 

Karate Wado RYU

E’ in programma la ristampa del libro “Karate Wado-Ryu” se si raggiunge un numero sufficiente, se interessati contattateci o passate in palestra, per tutte le informazioni del caso

A presto

Un allievo

riapertura corsi karate

Si avvisano gli iscritti che i corsi di Karate riprenderanno da lunedì 1° giugno con le seguenti modalità:

  • – l’accesso nei locali della palestra è consentito solo con mascherina indossata;
  • all’entrata verrà rilevata la temperatura corporea e verrà impedito l’accesso in caso di temperatura superiore a 37,5°;
  • non è consentito stazionare nella sala d’attesa e sarà possibile accedere alla palestra solo dopo l’uscita dei partecipanti del corso precedente;
  • ai fini del rispetto della distanza di sicurezza di 2 metri, i corsi sono a numero chiuso su prenotazione, con un massimo di 12 persone a turno;
  • i corsi avranno durata massima di 45 minuti per consentire la sanificazione dei locali tra un turno e l’altro;
  • i corsi avranno i seguenti orari:
    17:30 – 18:15,
    18:30 – 19:15,
    19:30 – 20:15,
    20:30 – 21:15;
  • non è consentito l’accesso a spogliatoi e docce e la lezione si svolgerà con abbigliamento sportivo, senza kimono, pertanto occorrerà accedere alla palestra con vestiti adeguati all’attività fisica e munirsi di un asciugamano di grandi dimensioni; per chi volesse, è consentito portare da casa una bottiglia d’acqua o borraccia;
  • si invita a ridurre al minimo i propri effetti personali che, comprese le scarpe, dovranno essere riposti all’interno di busta o zaino di dimensioni contenute. Tali oggetti devono essere riposti in un armadietto, il quale, dopo l’utilizzo, dovrà essere sanificato.
  • le prenotazioni dovranno pervenire all’ email samuraizenclubostia@gmail.com da lunedì 18.

L’Oasi Felice

Scienza, filosofia, arte

Cuore, umanità, coraggio.

Da dove parte questo viaggio?

Da te, che hai creato un'oasi felice,

in questo mondo deserto e infelice.

Da te, che hai creato nuove speranze,

a chi ormai viveva nelle sofferenze.

Da te, che hai creduto nei valori dell'umiltà

scegliendo la strada dell'onestà.

Tu maestro sano e buono,

che arricchisci di colori i sogni dei bambini,

per farne nuovi uomini e onesti cittadini,

hai creato una via,

La Via della Mano Vuota, dell'oasi felice,

dove l'anima cresce nella certezza della luce.

Omaggio di una allieva

1/9/1960

Questo post comincia con una data, che non si riferisce ad una nascita ma segna comunque un momento a partire dal quale dobbiamo calcolare il tempo passato, come per l’età. In quel giorno di 59 anni fa, infatti, il Maestro Berengario faceva il suo primo ingresso su un tatami, evento che ha segnato la sua vita, quella dei suoi cari e di buona parte dei più di mille allievi da lui avviati al mondo delle arti marziali.

Continua a leggere 1/9/1960

Karate: è ancora un’arte marziale

Provate a chiedervi come sarebbe la vostra vita se dimenticaste  la vostra storia, la vostra cultura, la ricchezza delle vostre esperienze e delle vostre relazioni. Non sarebbe un bel vivere, forse non sarebbe neanche più la vostra vita ma una mera sopravvivenza regolata dai bisogni primari. Ad ascoltare le parole del Maestro Berengario sembra sia questo il destino riservato al Karate ed ai suoi praticanti. Quale può essere, infatti, il presente e, soprattutto, il futuro di questa disciplina quando il suo insegnamento, privato di tutto quell’insieme di conoscenze filosofiche, mediche, storiche e spirituali che ne fanno un’Arte Marziale, viene ridotto a poche tecniche, efficaci quando si tratta di vincere una gara di kumite o di kata ma inessenziali quando si tratta di tracciare una Via che ha come Continua a leggere Karate: è ancora un’arte marziale

Cosa è il Karate

Il Karate come molti pensano non è solo colpire con pugni e calci e magari solo con poche tecniche, il karate è molto di più e lo si può racchiudere in un cerchio dove il kumite alla fine è solo uno spicchio, questo è quello che il M° Berengario insegna ai suoi allievi si dall’inizio della sua attività.

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Un Allievo

Karate – Do

Storia – Filosofia – Psicologia

Il Maestro Berengario ha prodotto un altro piccolo libro, che definirei una dispensa di grande valore tecnico, in cui è presente tutto il necessario per imparare e capire i concetti su cui si basa la “nostra Arte”, si storici che psicofisici, passando per concetti di fisica base per capire le forze in gioco durante l’esecuzione di una tecnica.

Per chi fosse interessato mi contatti pure per informazioni

Un Allievo

Un Arte non uno sport

L’Arte del karate si discosta totalmente dal concetto di sport fine a se stesso, essendo basata su valori morali e regole non applicabili solo all’ambito dell’arte marziale ma anche e sopratutto a quello quotidiano

Intendere questi principi come regolamento da usare allo scopo di vincere scontri e gare, significa sminuire la concezione di un’arte nata per essere una via per lo spirito, un esempio di rettitudine.

Il karate non è un privilegio di chi lo pratica, ma un arte al servizio di chiunque voglia coltivare il proprio spirito e liberare la propria mente.

Un antico proverbio giapponese recita:

“Karate no shugyo wa issho de aru” che tradotto significa “L’apprendimento dell’arte del karate è per tutta la vita”

Un allievo

Il M° Berengario visto dall’esterno

Riporto un post di Facebook scritto da Franco Cecconi, un allievo del Maestro Berengario, in cui vengono riportati i commenti degli allievi e degli amici e dei conoscenti del Maestro, vi invito a leggerlo per capire anche quanto ha dato umanamente a ciascuno di noi.

 

Franco Cecconi

23 novembre alle ore 23:32 · 

BERENGARIO CHIRIACO E’ UN MAESTRO DI KARATE WADO-RYU, HA STUDIATO CON TUTTI I PIU’ GRANDI MAESTRI GIAPPONESI, I QUALI, CIRCA QUARANTA ANNI FA, SONO STATI I CAPOSCUOLA DI TUTTI I PRINCIPALI STILI DI KARATE…
CREDO SIA LA PIU’ ALTA AUTORITA’ DEL SAPERE CHE ABBIAMO IN ITALIA E UNO DEI POCHI IN EUROPA E NEL MONDO AL SUO LIVELLO…

SOLO CHE, NEL PIU’ SANO STILE CAVALLERESCO ITALIANO, NON LO SA NESSUNO PERCHE’ LUI E’ UN UOMO MERAVIGLIOSO, UMILE E DISCRETO, PRIVO DI QUELLA VANITA’ CHE E’ PADRONA NEL NOSTRO TEMPO…

OSS…

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