Parlare di tradizione può sembrare desueto nel mondo di oggi, dove tutto scorre velocemente e si fa fatica anche a pensare il presente mentre lo viviamo. Ma senza la tradizione, quindi senza la memoria e la storia del percorso che abbiamo fatto, non sappiamo neppure chi siamo e affrontiamo il futuro, anche quello in arrivo tra pochi minuti, con la resistenza che hanno le alghe nel mare in tempesta, sradicate e fluttuanti senza una destinazione.
Fin dagli anni Sessanta del secolo scorso, quando è stata fondata, la Samurai Zen Club è un presidio della tradizione, da cui trae la sua forza e i propri valori: rispetto, coraggio, gratitudine, onore e sincerità. È grazie ad essa che in sessantaquattro anni di storia il dojo del Maestro Berengario è stato in grado di coltivare il talento di decine di campioni, che hanno fatto valere la loro tecnica sui tatami internazionali, e di migliaia di allievi di ogni età e condizione, che lì hanno trovato un ambiente in cui crescere sotto molti punti di vista, caratteriale, fisico e culturale. Questo perché il karate insegnato alla Samurai Zen Club non è una mera disciplina sportiva e tantomeno un’attività dopolavoristica o un passatempo per bambini che i genitori non sanno dove parcheggiare, ma un’Arte Marziale e quindi un modo di vivere rivolto all’individuo nel suo complesso. Nella tradizione giapponese, infatti, le arti marziali costituiscono una “via” verso la pace e la felicità. Per raggiungere questo obiettivo non basta imparare la tecnica, men che meno la poca rimasta in quel fenomeno impoverito che è il karate sportivo, ma occorre conciliarla con lo spirito, vale a dire con le virtù etiche e morali all’interno di un percorso di crescita psicofisica e culturale che il praticante è chiamato a intraprendere a qualsiasi età.
Un Allievo