In questo articolo vi voglio proporre un estratto dal nuovo libro, di prossima uscita, del Maestro Berengario. Le note sull’insegnamento, piccolo e inteso capitolo molto interessante.
Note sul insegnamento (dal Karate Wado Ryu)
Sin dalle origini nelle arti marziali la diffusione del sapere e delle tecniche avveniva sotto forma di trasmissione orale e diretta del pensiero; prevedeva un lungo apprendistato fatto condividere solo a quegli allievi che venivano ritenuti meritevoli per l’impegno ma anche per le qualità morali ed umane. Non a caso sulla scia di questo aspetto è fiorito l’alone semileggendario che racconta l’evolversi dell’insegnamento delle varie arti marziali attraverso percorsi iniziatici ai limiti della sopportazione umana ma capaci di forgiare il carattere dei progenitori dei “karateka” contemporanei. Senonchè, a parte la retorica e le esagerazioni (che purtroppo spesso pervadono i racconti ed i discorsi sul Karate), il motivo di tanta prudenza era legato alla particolarità della materia insegnata. Non era, infatti, ritenuto opportuno né moralmente giusto addestrare qualcuno ad usare tecniche concepite per colpire senza averne prima saggiato indole ed intenzioni. A causa di queste motivazioni si riteneva imprescindibile la selezione degli allievi da questo punto di vista. Ad Okinawa, in pieno XX secolo, diversi maestri praticavano ancora mantenendo lo “oukouden”, ossia il segreto, insegnando solo di notte, solo ad alcuni e solo un kata ogni tre anni.
Sebbene ad un primo colpo d’occhio potrebbe sembrare eccessivo, oltre che impraticabile ai giorni nostri, un simile insegnamento dovrebbe comunque aiutarci sul motivo di tanta prudenza. Motivo che va individuato nella particolarità della materia insegnata.
Il karate come molti altri sport marziali insegna anche a lottare, colpire ad offendere. In sé e per sé la tecnica per colpire è neutra, nel senso che un colpo è sempre e soltanto un colpo. Solo l’intenzione distinguerà l’atto come positivo o come negativo. Il Karate, infatti, insegna non solo le tecniche per combattere ma qualcosa di intimamente diverso: come esprime il suo nome in lingua originale (“la via della mano nuda”), è evidente che non si può prescindere nell’insegnamento di questa disciplina da una attenta valutazione dei contenuti trasmessi agli allievi e specialmente a quelli più giovani. E’ fondamentale non spendere fatica e non farne spendere ai propri allievi in uno stile artificioso, fatto di apparenza e non di sostanza il cui unico scopo sia “colpire” con l’immagine o con la forza. L’etica del karate è un’etica che non ha il senso di far fare alcunchè ad alcuno; essa piuttosto cerca di mostrare una via di riflessione in cui è l’autoperfezionamento sia esteriore che interiore di gesti e di intenzioni, ad affermarsi via via che si prosegue nell’apprendimento.
E’ spiacevole infatti vedere praticanti di Karate alla ricerca semplicemente della “prestazione in gara”; è triste vedere atleti di valore che rivelano subito però una certa sordità agli aspetti più significativi del karate, quelli che restano anche dopo la breve, anche se intensa e gloriosa, stagione dell’agonismo. Questi praticanti potranno forse divenire dei virtuosi del combattimento ma non coglieranno mai lo spirito da cui è originato il karate. Per questo l’educazione al karate più che il suo semplice insegnamento tecnico deve essere lo scopo di un serio insegnante. Un’educazione capace, attraverso la pratica corretta dello stile, di far valere le qualità più serie. Tra queste dovranno sempre essere presenti l’umiltà, la modestia l’onesta e la cortesia. Solo chi impara nel segno di queste caratteristiche saprà insegnare e trasmettere i significati corretti che soggiacciono alla pratica del karate. Proprio per questo sembra sempre opportuno ricordare che solo con l’esempio impartito dal corretto comportamento del maestro, sia sul dojo che fuori, potrà partire un serio percorso formativo in una disciplina come questa.
Il karate è il prodotto di una tradizione secolare che ha saputo mantenersi inalterata sia nello spirito che nei valori come nelle tecniche fondamentali. Per questo il primo dovere di un insegnante che davvero aspira al ruolo di maestro sarà quello di imparare ad apprendere.
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Un Allievo