Karate no shugyò wa isshò de aru – L’apprendimento dell’arte del Karate è per tutta la vita.
La traduzione italiana al termine Karatedò, ossia “la via della mano vuota” rappresenta la giusta metafora di questo principio. Il karate diventa della via che il praticante decide di intraprendere sin dal primo allenamento.
Questa via avrà fine solo al termine della vita del praticante, non ha bivi o interruzioni al suo interno. E’ un percorso di vita che non cessa mai di arricchire chi ha fatto la scelta di percorrerlo. Ogni tecnica, ogni kata che reputiamo appreso ed archiviato, in realtà è perfezionabile oltre ogni limite; c’è sempre un livello superiore da raggiungere. Per questo un karateka non deve mai smettere di allenarsi; equivarrebbe ad una resa, una sconfitta. Deve mirare a perfezionarsi ogni giorno più del precedente, ponendosi limiti sempre più alti, altrimenti ogni suo sforzo, in ogni suo allenamento, risulterà vano e privo di validità e significato.
Essere consapevoli delle proprie capacità e delle proprie lacune, è proprio infatti solo di chi ha compreso veramente la Via.
Queso è il nono principio del maestro Funakoshi che il M° Berengario mi ha dato da leggere che riporto, in quanto concordo in ogni sua parola.
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Un allievo