Quella cintura bianca
Nell’ufficio del Maestro Berengario, appesa al muro sopra la sua postazione di lavoro, tra katane, foto, articoli e gagliardetti, c’è una cintura bianca. Sul pacchetto che la contiene una targhetta riporta una data: 1961. Quella è la prima cintura di un adolescente lidense appassionato di arti marziali che ha iniziato a settembre 2016 la sua cinquantacinquesima stagione sul tatami. Da allora sono passati diversi anni che hanno visto il susseguirsi delle stagioni della formazione, dell’agonismo e dell’insegnamento, ma la passione è la stessa. Forte come quella di un adolescente e tenace al tempo stesso, è recalcitrante e sdegnosa nei confronti dell’esempio fornito da quei maestri che vivono sugli allori e presi dai loro ricordi lasciano la conduzione del dojo ad allievi più giovani. Quella cintura, in fondo, sta lì proprio per questo. Rappresenta la memoria dell’origine e l’orgoglio per il cammino percorso, certo, ma anche un monito poiché si fa presto a smarrire la strada e con essa tutto il lavoro svolto. Questo lo sa bene chiunque abbia ripreso la pratica dopo un periodo di allontanamento, anche di poche settimane come può essere la pausa d’agosto. Si dimenticano le tecniche, svaniscono i meccanismi mentali acquisti con la ripetizione costante dei gesti, si perde l’abitudine alla concentrazione e alla “sofferenza” che porta con sé l’esercizio di una pratica comunque difficile. Senza voler far menzione della forma fisica. Per questa ragione, il Maestro è solito equiparare il Karate a un carretto spinto in salita che alla minima distrazione sfugge di mano al conducente e torna velocemente a valle.
Difficilmente il Maestro si separa dal suo dojo. Arriva al mattino presto per l’allenamento, quindi viene assorbito dallo studio e dalla scrittura per finire poi, al pomeriggio, col guidare i diversi turni di allenamento. La stessa cura e attenzione che pone nel perfezionamento tecnico personale, la pone nel seguire gli allievi, uno per uno. Ha sempre fatto così, a partire dal 1971, anno in cui è diventato titolare della Samurai Zen Club. Non tralascia mai nulla. Segue la preparazione fisica e l’allenamento tecnico spendendo tante energie per i principianti, a prescindere dall’età, quante per gli agonisti che preparano una gara importante. È duro ed esigente tanto con gli uni quanto con gli altri. La sua passione e la sua dedizione assoluta alle arti marziali hanno portato il nome della Samurai Zen Club ad avere una risonanza mondiale e si sono tradotte in decine e decine di premi e riconoscimenti per lui ed i suoi allievi. Ma sono tanti i premi fisicamente mancanti nella bacheca, forse quelli per cui andare più fieri in assoluto: uno per ogni “persona” formata dalla Samurai Zen Club e dal Karate.
Un allievo