Insieme di principi tecnici ed aspetti spirituali, la millenaria Arte Marziale propone all’uomo contemporaneo i mezzi per affrontare un mondo sempre più complesso.
La sapienza popolare vuole che la medicina amara sia anche quella che faccia più bene. Tuttavia, visto che non è gradevole, la si tiene nel cassetto per usarla solo in casi eccezionali, quando proprio non se ne può fare a meno. Lo stesso destino, più o meno, sembra essere riservato al Karate tradizionale. Considerato sport difficile, di sacrificio e di poche soddisfazioni, nell’ultimo decennio ha perso il suo ruolo di fenomeno di massa, sostituito in questo da discipline più facili. Nate come costole delle Arti Marziali, soprattutto del Judo, del Ju Jutsu e del Goshin-do, queste ultime si sono inizialmente presentate al pubblico con l’intento di insegnare un numero ristretto di tecniche concentrate sulla difesa personale. A trasformarle in sport da combattimento, e quindi in fenomeno commerciale, è stato proprio il loro limitato contenuto di tecniche e nozioni, che le ha rese particolarmente appetibili ad un pubblico giovane, desideroso di sfogare i propri istinti e che non ha certo voglia di mettere nello sport lo stesso impegno che infonde nello studio o nel lavoro. Rispetto alle più nobili ed antiche arti di origine orientale, queste discipline assecondano la moda del momento, proiettano i ragazzi in gara senza una lunga preparazione e possono essere smesse in fretta, senza troppi rimpianti. Non sono pochi, però, quelli che tornano sui propri passi e scelgono le vere Arti Marziali, quando a consigliarlo è il medico, lo psicologo oppure la passione, che una volta nata non può contentarsi di palliativi.

Ma il vero nemico del Karate-do non è questo tipo di concorrenza, bensì il pensiero che la alimenta e che governa la nostra società, quello che ha completamente abdicato al suo ruolo di pensare la complessità. Di fronte ad un mondo che diventa sempre più difficile da affrontare, si sceglie il profilo più basso e la fuga nella semplificazione. Al contrario, la peculiarità del Karate, almeno nella sua forma tradizionale, è proprio quella di dare sfogo alla complessità, perché essa fa parte del suo DNA. Inteso come Via (Do), esso è insieme di principi tecnici ed aspetti spirituali, dove i primi sono funzionali ai secondi e la cui meta è lo sviluppo equilibrato di carattere e personalità. È naturale, allora, che quest’Arte richieda al praticante uno sforzo intellettuale. Deve, infatti, imparare ad affrontare un avversario meritevole sempre e comunque del massimo rispetto, confrontarsi con le proprie paure e le proprie tensioni interiori nonché riconoscere le proprie energie ed alimentarle. Questo percorso rende difficile il Karate ma, nello stesso tempo, ne fa un’importante strumento per esplorare l’essenza dell’essere umano. Ed è proprio nella sua qualità di mezzo di ricerca individuale che è un’arte marziale che tutti possono praticare, a prescindere da età e condizioni, come ripeteva il Maestro Gichin Funakoshi.