Kamae o Shizentai

Di recente parlando con il Maestro Berengario, ho chiesto la differenza dell’utilizzo tra il Kamae e lo Shizentai, come posizione di guardia, da assumere in determinati casi, la spiegazione che il Maestro mi ha dato, se pur semplice, e al tempo stesso complicata, è riportata di seguito, molto bella ed esaustiva. La riporto di seguito

Karate no shugyò wa issho de aru

空手の種魚わいっしょ背ある

(L’apprendimento dell’arte del karate è per tutta la vita)

La traduzione italiana di karatedo, ossia “via della mano vuota” rappresenta la giusta metafora di questo principio. Il karate diventa sinonimo della via che il praticante decide di intraprendere sin dal primo allenamento.

Questa via avrà fine solo al termine della vita del praticante, non ha bivi o interruzioni al suo interno. E’ un percorso di vita che non cessa mai di arricchire chi ha fatto la scelta di percorrerlo. Ogni tecnica, ogni kata che reputiamo appreso e archiviato, in realtà è perfezionabile oltre ogni limite; c’è sempre un livello superiore da raggiungere. Per questo un karateka non deve mai smettere di allenarsi; equivarrebbe ad una resa, una sconfitta. Deve mirare a perfezionarsi ogni giorno più del precedente, ponendosi limiti sempre più alti, altrimenti ogni suo sforzo, ogni suo allenamento, risulterà vano e privo di validità e significato.

Essere consapevoli delle proprie capacità e delle proprie lacune, è proprio infatti solo di chi ha compreso veramente la Via.

Kamae wa shoshinsha ni, ato wa shizentai

構えわ初診書似、あとわ自然体

(Il kamae è dei principianti, dopo c’è lo shizentai)

Per comprendere questo principio è necessaria la conoscenza dei termini kamae e shizentai.

Entrambi sono posizioni dell’arte marziale del karatedo, usate per lo più in principio di ogni kata, forma o combattimento. La differenza sostanziale tra le due è che il kamae è la posizione classica di guardia, presente sotto forme diverse in quasi tutte le arti marziali e che, nel karate in particolar modo si dirama in diversi gruppi e categorie; lo shizentai invece è la “posizione fondamentale del corpo” nella quale è possibile muoversi liberamente, senza uno schema prestabilito.

Da ciò, quindi, è comprensibile il significato di questo diciassettesimo principio. Il kamae è la guardia di chi si lascia troppo influenzare dalla posizione del proprio corpo e dall’esterno, quindi dal concreto. Un corpo ancorato saldamente al terreno, ma padroneggiato da una mente dormiente, soccomberà facilmente.

Per questo il kamae è proprio del principiante, molto spesso incapace di raggiungere con corretto stato di zanshin e di vuoto mentale.

Lo shizentai è il passo successivo. Chi è in grado di governare uno scontro partendo da esso, avrà raggiunto lo stadio in cui il kamae alberga solo nella sua mente, mentre il corpo è libero di muoversi in ogni direzione, partendo da una posizione naturale e rilassata come quella dello shizentai.

Si può dire quindi che, pur essendo una delle principali posizioni di quest’arte marziale, il kamae nel karatedo non esiste, esiste solo nella mente di chi lo pratica. In virtù di ciò non bisognerà mai sottovalutare un avversario, qualsiasi posizione fisica esso assuma. Se il kamae è sito nella sua mente, ed è pronto, dovremmo stare all’erta, temendo ogni suo minimo atteggiamento.

Sperando che sia stato di interesse, vi saluto fino al prossimo articolo.

Un allievo

 

Lascia un commento